mercoledì 30 settembre 2009

Mammi de Roma!

Una bella notizia l'ha data l'Inps ieri, durante la tappa romana del road show (progetto per far conoscere ai cittadini i servizi dell'Istituto) : i romani sono i papà più coinvolti nella crescita dei figli. Nel 2008 il 96,4% dei papà che ha usufruito dell'indennità di paternità nel Lazio risiede a Roma, il restante 3,6% nelle altre province. La capitale registra il 20% delle richieste fatte sul territorio nazionale. Molte anche quelle effettuate in Basilicata e Calabria.
Il fenomeno dei mammi è in crescita, con c'è che dire, ma a mio avviso si parla ancora molto poco della possibilità da parte dei papà di usufruire dell'indennità di paternità. Soprattutto non si dice nulla della possibilità del congedo parentale (ex astensione facoltativa)). E i dipendenti che sono a conoscenza di questa opzione spesso non la utilizzano, in quanto dovrebbero riuscire a sopravvivere con solo il trenta per cento della loro retribuzione da impiegati a tempo pieno: una miseria spesso di fronte alle bollette sempre in agguato.

Bambini di sei anni ancora nel passeggino!

La notizia apparsa sulla stampa di ieri è questa: i bambini a sei anni vanno ancora nei passeggini, invece di camminare. Una cattiva notizia, non c'è dubbio, ma anche il risvolto di ciò che viene presentata come una bella realtà. Molto prima dei sei anni infatti, da quando i bimbi hanno all'incirca 13 mesi, ossia da quando generalmente incominciano a muovere i primi passi, ogni qual volta vogliono camminare ma i genitori vanno di fretta, vengono esortati e spesso costretti a salire sui passeggini. E il veloce mezzo di locomozione viene presentato loro come una bella opportunità, dipingendolo nei modi più fantasiosi, incitandoli allo stesso modo in cui a noi adulti potrebbero dire di salire su una navicella spaziale per fare il giro della luna.
In realtà i bambini il loro giro sulla luna lo compiono ogni volta che muovono i primi passi: infatti dev'essere un'esperienza straordinaria per loro poter raggiungere un oggetto anche a pochi metri di distanza ma con i propri piedi. Che traguardo! Da soli e senza aiuto dalla televisione al divano! Che rekord del mondo per il mio piccolo Bolt!
Ma ecco che dalla luna noi genitori riportiamo improvvisamente i figli sulla terra, a scontrarsi con la realtà e strappando loro dal petto la sudata medaglia d'oro. La colpa di questo nostro infame comportamento? La fretta, la solita fretta di dover andare al lavoro, di preparare la cena, di raggiungere il supermercato prima che chiuda. E' la nostra paura di non fare in tempo che sottrae ai bambini il loro tempo: si devono allineare con le nostre esigenze e noi adulti, molto più 'sapienti' di loro, scegliamo quali sono le loro esigenze. E la loro esigenza adesso è quella di starci dietro e non di rimanere indietro. E allora non lamentiamoci se a sei anni i bambini sono diventati pigri e non vogliono ancora scendere dal passeggino.


PS: una nota che riguarda il mammo. Le critiche si sono sempre sprecate nei miei confronti per non aver quasi mai portato il passeggino durante le passeggiate con mio figlio. A lui non è mai piaciuto salirci sopra e ha sempre preferito camminare o essere portato in braccio. Comportamento deprecabile quest'ultimo il più delle volte: "Tuo figlio lo vizi - si odon simpatiche voci - prendendolo in braccio ogni volta che lo chiede!"; "così si impigrisce!"; "guarda come se ne approfitta con te!"...e via dicendo. E io ho sempre risposto che "il problema è il passeggino e che questo vizio riguarda più i genitori che i figli".

martedì 29 settembre 2009

Perchè SOS Mammo

Due anni, quattro mesi, dieci giorni.
E' l'età esatta di mio figlio e, ahimè, anche l'esatto ritardo con cui ho fatto nascere questo blog.
La mia esperienza di padre è nata con la nascita di mio figlio, ma la sua gestazione risale ai miei primi ricordi di me a mia volta figlio e ha preso luce man mano che la gravidanza di mia moglie andava avanti. Insomma, sono diventato padre durante un lungo percorso, dapprima come figlio, successivamente partecipando con mia moglie alla 'nostra' gravidanza e infine quando mio figlio è venuto al mondo: ultimo anello, per ora, di una catena non ancora interrotta.
Questo mio sentirmi così profondamente genitore, esserlo in maniera totalmente naturale e istintiva non mi ha molto sorpreso, ma spesso ha letteralmente sconvolto molte persone che frequento e molti parenti più o meno stretti. Ciò che infastidisce una certa mentalità antiquata è il fatto che io, nel prendermi cura del mio bambino, occupi spazi tradizionalmente riservati alle madri. Mi sono sentito spesso dare del 'mammo', nella più buona delle ipotesi mi hanno detto che "avrei dovuto nascere donna", nella peggiore che sono "una donna senza utero".
Sono convinto che la distinzione 'ruolo materno' - 'ruolo paterno' oggi non sia più attuale in quanto la società in cui viviamo ha spazzato via le peculiarità rispettivamente maschili e femminili di una volta e ai tempi nostri è più giusto parlare di 'ruolo di genitore' in generale, dove sia la mamma che il papà si occupano dei figli allo stesso modo, assieme o a turno. E questa, che ormai è una realtà sempre più diffusa, tarda a essere accettata concettualmente e culturalmente. Insomma, sia i genitori che la società in cui viviamo sono cambiati, ma gli stessi attori del cambiamento tardano ad accorgersi di ciò che è successo loro.
Sono convinto inoltre che siano molti i mammi come me in Italia ed è proprio per loro che ho voluto creare SOS Mammo, ma anche, perchè no!, per tutte le madri che hanno qualcosa da dire sulla genitorialità, sull'esperienza e l'avventura di avere dei figli nel terzo millennio.

Un ringraziamento speciale va alla mia amica Juliet, che con il suo interessante blog http://mammamia.corriere.it/ mi ha dato lo spunto per iniziare il mio.

Buona lettura e scrivete in molti, Cristiano